Auto elettriche in Italia: la situazione oggi

Da Federico Cristalli • Pubblicato il 11 Dic 2020 in Attualità

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Il settore ha fatto registrare un grosso incremento di vendite nel 2020, ma i numeri sono ancora lontani da quelli di altri Paesi europei. E le stazioni di ricarica non tengono il passo.

Sempre più italiani acquistano auto elettriche: i primi 10 mesi del 2020, coincisi con un crollo generalizzato del mercato automobilistico, fanno registrare invece un rilevante incremento per questo tipo di mobilità alternativa. Ma non tutti i veicoli elettrici sono uguali e non tutti i dati del settore sono positivi: la differenza con i mercati del Nord Europa è ancora rilevante.

Tre categorie di auto elettriche

Le auto elettriche attualmente in commercio possono essere divise in tre categorie. Quelle alimentate al 100% a batteria sono chiamate BEV (Battery Electric Vehicle), e al momento forniscono un’autonomia variabile dai 150 ai 600 km. I veicoli PHEV (Plug-in Hybrid Electric Vehicle) sono elettrici “a metà”: hanno un motore elettrico e uno tradizionale a combustione e permettono di viaggiare per circa 50 km utilizzando soltanto l’energia della batteria. Sia BEV che PHEV si possono ricaricare da fonti di energia elettrica. Nei cosiddetti “veicoli ibridi” (HEV – Hybrid Electric Vehicle) è invece il motore termico ad attivare la trazione elettrica: parte dell’energia consumata dall’automobile viene infatti “riciclata” per alimentare le batterie e supportare il moto in alcune circostanze. Gli HEV però non possono essere ricaricati di energia elettrica, ma soltanto di combustibile fossile.

Quante auto elettriche ci sono in Italia?

Nel nostro Paese sono state immatricolate oltre 36mila auto elettriche di tutte e tre le categorie nei primi 10 mesi del 2020 (20mila delle quali BEV), portando il totale dei veicoli circolanti a quasi 76mila unità, secondo i dati forniti da Motus-E, associazione che raccoglie le diverse realtà che operano nella filiera della mobilità elettrica. Si tratta di un dato incoraggiante per il settore, che fa registrare un aumento del 173% rispetto allo stesso periodo del 2019.

Ma l’incidenza sul totale è ancora piuttosto bassa: stando all’ultimo report di Acea, associazione che raggruppa i maggiori produttori di automobili europei, la fetta di mercato complessiva dell’elettrico in Italia corrisponde al 6,6%. “In tutti i paesi dell’Europa occidentale, salvo Grecia e Spagna, il mercato è più ampio che in Italia: in Olanda ad esempio è tra il 15 e il 20% del totale, in Francia intorno al 10%.

I punti di ricarica per le auto elettriche

Lo sviluppo del settore della mobilità elettrica non può prescindere dalle cosiddette “colonnine”, i punti di ricarica pubblici per rifornire le batterie dei veicoli. Oggi in Italia ce ne sono quasi 17mila, solo il 5% dell’Unione Europea a fronte di una superficie del 7%: i Paesi Bassi detengono il 25% della quota e la Germania il 20%. La distribuzione poi è piuttosto è squilibrata: il 56% di questi punti di ricarica è al Nord, 23% al Centro e solo il 21% fra Sud e Isole.

Costi di acquisto e ricarica

La gamma dei veicoli elettrici in commercio in Italia è molto ampia, con molte case automobilistiche che hanno “adattato” i loro modelli in versioni BEV o PHEV e altre che ne hanno progettati di completamente nuovi. “Lo stesso modello in elettrico può costare fino al 30% in più. Considerando che ricaricare l’auto in una presa pubblica costa oggi circa il doppio che farlo a casa, si possono comunque ammortizzare i costi dell’acquisto di un’auto elettrica in 20-30mila chilometri”, afferma il Segretario Generale di Motus-E. Oltre al rifornimento esterno, le auto elettriche possono essere ricaricate a casa in due modi: tramite una “wallbox”, uno strumento pensato appositamente per questo uso e spesso venduto insieme al veicolo, oppure tramite una presa Shuko, che però non può caricare a più di 2kW e quindi andrebbe utilizzata per rabbocchi limitati. Il sistema di ricarica casalingo costa circa mille euro, installazione compresa, ma può usufruire di un credito d’imposta del 50%. Il costo del “pieno” di energia dipende invece dalla propria tariffa elettrica, ma è sensibilmente inferiore a quello di un rifornimento tradizionale.

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